Le soluzioni di Edison con fotovoltaico bifacciale

La tecnologia dei moduli solari bifacciali
Da questo punto di partenza emerge il nodo tecnico centrale: un modulo bifacciale non cambia il principio base del fotovoltaico, ma amplia il modo in cui la luce viene intercettata. Come avviene in un impianto fotovoltaico tradizionale, i moduli convertono la radiazione solare in corrente continua, poi trasformata in corrente alternata dall’inverter, che nei sistemi moderni può superare il 97% di efficienza. La differenza è che, accanto alla faccia frontale, entra in gioco anche il lato posteriore, con benefici che dipendono in modo diretto dalle condizioni installative. Per un’azienda, questo significa che la valutazione del fotovoltaico bifacciale deve partire da criteri molto concreti: riflettanza della superficie, orientamento, distanza tra le file, ombreggiamenti e compatibilità con i carichi elettrici del sito. La tecnologia può quindi offrire un vantaggio reale, ma non uniforme, e richiede un’analisi che Bullet Energy considera decisiva soprattutto nei contesti industriali dove ogni metro quadro utile incide sul rendimento complessivo.Le innovazioni tecnologiche: celle N-Type e TOPCon
Gran parte dei moduli bifacciali di ultima generazione si basa su celle di tipo N (N-Type), come le TOPCon (Tunnel Oxide Passivated Contact), che offrono prestazioni superiori rispetto alle tradizionali celle PERC di tipo P. Le celle N-Type sono meno suscettibili a degrado indotto dalla luce (LID) e vantano un coefficiente di temperatura migliore, garantendo maggiore efficienza e una vita utile più lunga. Queste caratteristiche, unite a un fattore di bifaccialità che può raggiungere l’85% (il rapporto tra l’efficienza della faccia posteriore e quella anteriore), si traducono in un significativo aumento della produzione energetica complessiva.2I principi di captazione posteriore
In continuità con questa logica, il vantaggio del bifacciale nasce dalla possibilità di sommare più componenti della radiazione. Oltre alla luce diretta che colpisce la faccia anteriore, il modulo può sfruttare la quota diffusa presente anche nelle giornate non perfettamente limpide e soprattutto la luce riflessa dal piano sottostante. È qui che conta l’albedo, cioè la capacità di una superficie di riflettere la radiazione incidente.| Tipo di superficie | Valore di albedo indicativo (%) | Impatto sulla resa posteriore |
|---|---|---|
| Erba o terreno scuro | 10–25% | Basso |
| Asfalto | 5–20% | Molto basso |
| Cemento grigio | 15–35% | Medio-basso |
| Ghiaia chiara | 40–60% | Medio-alto |
| Guaina bituminosa bianca o vernice riflettente | 70–85% | Elevato |
| Neve fresca | 80–95% | Molto elevato (in contesti specifici) |
I vantaggi in termini di resa
Su queste basi, il fotovoltaico bifacciale interessa soprattutto quando l’obiettivo è aumentare la produzione senza ampliare la superficie occupata. In siti con spazio limitato, la possibilità di ottenere più energia a parità di area migliora la densità energetica dell’impianto e rende più efficiente l’uso del tetto.“L’incremento di resa di un modulo bifacciale può variare tipicamente tra il 5% e il 15% in installazioni ottimizzate su tetti piani con superfici ad alta riflettanza. In condizioni ideali, con strutture di montaggio appositamente progettate e superfici estremamente riflettenti, il guadagno può avvicinarsi anche al 25%. Questo surplus energetico accelera il ritorno dell’investimento e massimizza il valore dell’asset per l’intera vita operativa dell’impianto.”Il confronto con una configurazione standard aiuta a chiarire il punto. Un modulo monofacciale offre una resa più lineare e meno dipendente dal contesto, mentre un modulo bifacciale può esprimere un valore aggiuntivo superiore se il progetto valorizza la luce riflessa. In termini operativi, la differenza pesa soprattutto per stabilimenti con consumi elevati e continui, dove la produzione aggiuntiva può tradursi in più autoconsumo e in minore esposizione all’energia acquistata dalla rete.
| Fattore | Moduli monofacciali | Moduli bifacciali |
|---|---|---|
| Uso della luce riflessa | Limitato | Elevato |
| Dipendenza dal contesto | Media | Alta |
| Guadagno di produzione annuo (stimato) | Riferimento base | +5% / +25% in condizioni ottimali |
| Valore in spazi limitati | Buono | Potenzialmente migliore |
| Tecnologia cellulare prevalente | P-Type (PERC) | N-Type (TOPCon, HJT) |
| Interesse per PMI | Standard | Alto se il sito è adatto |
Le proposte commerciali per le aziende
Passando dall’aspetto tecnico a quello applicativo, il valore per le imprese non risiede soltanto nel tipo di modulo scelto. Conta l’intero progetto: sopralluogo, dimensionamento, organizzazione del layout, gestione dell’autoconsumo e compatibilità con le superfici esistenti. È su questo terreno che le soluzioni Edison vengono presentate come pacchetti da configurare in funzione del sito, con servizi di progettazione e installazione inclusi. Secondo i dati pubblici aggiornati al 22 marzo 2026 nel confronto di mercato disponibile su Solematica dedicato a Edison, l’offerta fotovoltaica dell’operatore si articola nei pacchetti My Sun Basic, Smart, Green e Pro, con taglie Small, Medium e Large. Per un impianto da 3 kWp il range indicato è compreso tra 5.000 e 10.000 euro, su preventivo, con possibilità di rateizzazione e con il riferimento alla cosiddetta Batteria Virtuale, descritta come meccanismo che converte l’energia in eccesso in sconto in bolletta. Nelle stesse fonti, i brand di pannelli e inverter non risultano dichiarati pubblicamente e il livello di trasparenza viene indicato come basso, mentre la garanzia è ricondotta allo standard del produttore. Nel confronto con il mercato, la stessa fonte ricorda che la scelta non dovrebbe fermarsi al prezzo iniziale. I parametri da verificare restano qualità dei componenti, servizio post-vendita, durata delle garanzie e capacità di monitoraggio. È una chiave coerente con l’impostazione di Bullet Energy: per le aziende che valutano pannelli bifacciali per PMI, la convenienza va misurata sulla qualità dell’integrazione e non soltanto sul costo di ingresso.L’integrazione sui tetti industriali
Dentro questa valutazione, i tetti industriali rappresentano il banco di prova più concreto. Le coperture piane o poco inclinate consentono infatti di orientare i moduli nella direzione ottimale e di lavorare sul layout con maggiore libertà. Le fonti disponibili ricordano che proprio i tetti piani sono spesso ideali, a condizione di mantenere una distanza sufficiente tra le file per evitare ombreggiamenti reciproci. Per il fotovoltaico bifacciale, questo punto è ancora più rilevante. L’interasse tra le file, l’altezza rispetto al piano di posa, la riflettanza della copertura e l’accessibilità per la manutenzione incidono direttamente sulla quota di radiazione che raggiunge il retro del modulo. Anche la manutenzione ordinaria entra nel conto economico dell’efficienza: per gli impianti fotovoltaici le fonti indicano un lavaggio dei pannelli 1–2 volte l’anno e un controllo dell’inverter ogni 2–3 anni, con usura generalmente contenuta per l’assenza di parti mobili. In presenza di superfici polverose o vicine ad alberi, la pulizia diventa ancora più importante.- Progettazione del layout: l’ottimizzazione della distanza tra le file (interasse) è fondamentale per minimizzare l’ombreggiamento reciproco e massimizzare la captazione della luce riflessa.
- Altezza da terra: una maggiore elevazione dei moduli dalla superficie del tetto favorisce una più ampia area di “vista” per la faccia posteriore, migliorando la raccolta della luce diffusa e riflessa.
- Trattamento della superficie: l’applicazione di guaine o vernici ad alta riflettanza (cool roof) può aumentare l’albedo del tetto dall’usuale 10–20% fino all’80%, con un impatto diretto e significativo sulla produzione energetica posteriore.
- Strutture di montaggio: sono necessarie strutture specifiche che non ostruiscano la parte posteriore del modulo e che garantiscano la stabilità meccanica in conformità con le normative sui carichi di vento e neve.
I casi di successo nel settore produttivo
A valle di questi criteri, i casi più coerenti non coincidono con un settore unico ma con alcune condizioni ricorrenti. Il fotovoltaico bifacciale tende a essere più interessante in stabilimenti con coperture ampie ma non illimitate, in siti dove il tetto o il piano di posa presentano una buona riflettanza e in realtà produttive con consumi diurni costanti, tali da assorbire una quota elevata dell’energia generata. Le fonti non riportano casi nominativi sul segmento industriale, ma delineano scenari applicativi chiari. Le PMI che cercano più produzione per metro quadro possono trarre vantaggio da una configurazione che sfrutta sia la faccia anteriore sia quella posteriore del modulo. In contesti dove è difficile espandere la superficie installata, questo approccio permette di trattare il tetto come un asset energetico più intensivo. Quando l’azienda punta anche a ridurre l’energia acquistata, la combinazione tra maggior resa, autoconsumo e strumenti di valorizzazione dell’eccedenza rafforza la sostenibilità economica del progetto.- International Technology Roadmap for Photovoltaic (ITRPV): analisi sulle tendenze tecnologiche nel settore fotovoltaico.
- Fraunhofer ISE: ricerche e pubblicazioni dell’Istituto Fraunhofer per i Sistemi di Energia Solare sulle tecnologie delle celle fotovoltaiche.
- Analisi di mercato e studi di settore: dati aggregati da report di settore e studi di fattibilità per impianti industriali realizzati tra il 2024 e il 2025.
Questo articolo ti è stato utile?
Un click anonimo, ci aiuti a scrivere meglio i prossimi.