Le soluzioni di Edison con fotovoltaico bifacciale

fotovoltaico13 giugno 2026Redazione Solematica
Le soluzioni di Edison con fotovoltaico bifacciale
Per le PMI manifatturiere, lo spazio disponibile sui tetti industriali rappresenta spesso il primo vincolo nella pianificazione di un impianto di produzione rinnovabile. Quando la superficie è limitata, ottimizzare la resa energetica per ogni metro quadro diventa una necessità strategica. In questo scenario, il fotovoltaico bifacciale si sta affermando come una tecnologia cruciale per massimizzare l’efficienza energetica e migliorare il ritorno economico dell’investimento.

Tetto industriale con pannelli bifacciali
Il fotovoltaico bifacciale trasforma le coperture industriali da semplici elementi passivi in asset pronti a generare energia pulita sfruttando non solo la radiazione diretta, ma anche quella riflessa. Bullet Energy osserva che, nella valutazione di una soluzione per il segmento business, il punto non è la novità tecnologica in sé, ma la capacità del sito di valorizzare davvero la captazione sul lato posteriore. In questo quadro, le proposte Edison si collocano come opzione da analizzare in rapporto a spazio disponibile, configurazione del tetto e profilo di consumo.

Secondo le analisi di settore più recenti, il mercato globale dei moduli bifacciali è in una fase di forte espansione. Le proiezioni indicano che la quota di mercato di questa tecnologia, spinta dall’innovazione e dalla crescente domanda di efficienza, potrebbe superare il 70% della produzione totale di moduli fotovoltaici entro il 2030. Questo trend è sostenuto dalla progressiva riduzione dei costi di produzione e da un LCOE (Levelized Cost of Energy) sempre più competitivo rispetto alle soluzioni monofacciali.1

La tecnologia dei moduli solari bifacciali

Da questo punto di partenza emerge il nodo tecnico centrale: un modulo bifacciale non cambia il principio base del fotovoltaico, ma amplia il modo in cui la luce viene intercettata. Come avviene in un impianto fotovoltaico tradizionale, i moduli convertono la radiazione solare in corrente continua, poi trasformata in corrente alternata dall’inverter, che nei sistemi moderni può superare il 97% di efficienza. La differenza è che, accanto alla faccia frontale, entra in gioco anche il lato posteriore, con benefici che dipendono in modo diretto dalle condizioni installative.

Per un’azienda, questo significa che la valutazione del fotovoltaico bifacciale deve partire da criteri molto concreti: riflettanza della superficie, orientamento, distanza tra le file, ombreggiamenti e compatibilità con i carichi elettrici del sito. La tecnologia può quindi offrire un vantaggio reale, ma non uniforme, e richiede un’analisi che Bullet Energy considera decisiva soprattutto nei contesti industriali dove ogni metro quadro utile incide sul rendimento complessivo.

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Le innovazioni tecnologiche: celle N-Type e TOPCon

Gran parte dei moduli bifacciali di ultima generazione si basa su celle di tipo N (N-Type), come le TOPCon (Tunnel Oxide Passivated Contact), che offrono prestazioni superiori rispetto alle tradizionali celle PERC di tipo P. Le celle N-Type sono meno suscettibili a degrado indotto dalla luce (LID) e vantano un coefficiente di temperatura migliore, garantendo maggiore efficienza e una vita utile più lunga. Queste caratteristiche, unite a un fattore di bifaccialità che può raggiungere l’85% (il rapporto tra l’efficienza della faccia posteriore e quella anteriore), si traducono in un significativo aumento della produzione energetica complessiva.2

I principi di captazione posteriore

In continuità con questa logica, il vantaggio del bifacciale nasce dalla possibilità di sommare più componenti della radiazione. Oltre alla luce diretta che colpisce la faccia anteriore, il modulo può sfruttare la quota diffusa presente anche nelle giornate non perfettamente limpide e soprattutto la luce riflessa dal piano sottostante. È qui che conta l’albedo, cioè la capacità di una superficie di riflettere la radiazione incidente.

Tipo di superficie Valore di albedo indicativo (%) Impatto sulla resa posteriore
Erba o terreno scuro 10–25% Basso
Asfalto 5–20% Molto basso
Cemento grigio 15–35% Medio-basso
Ghiaia chiara 40–60% Medio-alto
Guaina bituminosa bianca o vernice riflettente 70–85% Elevato
Neve fresca 80–95% Molto elevato (in contesti specifici)
Valori indicativi di albedo per diverse superfici e impatto potenziale sulla captazione posteriore dei moduli bifacciali.
Su coperture chiare o particolarmente riflettenti, una parte dell’energia che altrimenti andrebbe persa torna verso il retro del pannello. La faccia posteriore non sostituisce quella anteriore, ma la integra. Il risultato, però, non è automatico: se il layout è troppo compatto, se le file si ombreggiano tra loro o se la distanza dal piano di posa non è adeguata, il contributo aggiuntivo tende a ridursi. Anche per questo i tetti piani possono essere interessanti, perché consentono di orientare i pannelli verso sud con inclinazioni intorno ai 30° tramite strutture di supporto, lasciando al tempo stesso lo spazio necessario a limitare gli ombreggiamenti reciproci.

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Restano validi anche alcuni elementi generali del fotovoltaico convenzionale. I moduli continuano a produrre energia tutto l’anno; in inverno la produzione può scendere a circa il 25–30% del totale annuo, soprattutto per la minore durata delle giornate e per l’inclinazione del sole, ma il silicio lavora meglio quando non è surriscaldato. Questo aspetto conferma che la prestazione di un impianto dipende da un equilibrio fra tecnologia e contesto operativo, non da un solo fattore.

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I vantaggi in termini di resa

Su queste basi, il fotovoltaico bifacciale interessa soprattutto quando l’obiettivo è aumentare la produzione senza ampliare la superficie occupata. In siti con spazio limitato, la possibilità di ottenere più energia a parità di area migliora la densità energetica dell’impianto e rende più efficiente l’uso del tetto.

“L’incremento di resa di un modulo bifacciale può variare tipicamente tra il 5% e il 15% in installazioni ottimizzate su tetti piani con superfici ad alta riflettanza. In condizioni ideali, con strutture di montaggio appositamente progettate e superfici estremamente riflettenti, il guadagno può avvicinarsi anche al 25%. Questo surplus energetico accelera il ritorno dell’investimento e massimizza il valore dell’asset per l’intera vita operativa dell’impianto.”

Il confronto con una configurazione standard aiuta a chiarire il punto. Un modulo monofacciale offre una resa più lineare e meno dipendente dal contesto, mentre un modulo bifacciale può esprimere un valore aggiuntivo superiore se il progetto valorizza la luce riflessa. In termini operativi, la differenza pesa soprattutto per stabilimenti con consumi elevati e continui, dove la produzione aggiuntiva può tradursi in più autoconsumo e in minore esposizione all’energia acquistata dalla rete.

Fattore Moduli monofacciali Moduli bifacciali
Uso della luce riflessa Limitato Elevato
Dipendenza dal contesto Media Alta
Guadagno di produzione annuo (stimato) Riferimento base +5% / +25% in condizioni ottimali
Valore in spazi limitati Buono Potenzialmente migliore
Tecnologia cellulare prevalente P-Type (PERC) N-Type (TOPCon, HJT)
Interesse per PMI Standard Alto se il sito è adatto
Confronto sintetico tra le caratteristiche operative dei moduli monofacciali e bifacciali in contesti industriali.
La resa va inoltre letta insieme ai dati economici e gestionali disponibili per il fotovoltaico nel 2026. Per i nuovi impianti l’energia immessa in rete passa dal Ritiro Dedicato, con un prezzo minimo garantito di circa 47–50 €/MWh, mentre nelle Comunità Energetiche Rinnovabili l’energia condivisa può ottenere circa 120 €/MWh, o avvicinarsi a 120–130 €/MWh per impianti fino a 200 kW secondo le indicazioni riportate dal GSE nei riferimenti citati dalle fonti disponibili. In parallelo, le batterie da 5–10 kWh, che in ambito generale costano circa 4.000–7.000 euro, possono portare l’autoconsumo dal 30–40% al 70–80%. Per le aziende, quindi, il rendimento fotovoltaico aziendale non si misura solo in kWh prodotti, ma nella capacità di combinare produzione, autoconsumo e valorizzazione dell’energia eccedente.

Se il tema è inserito in una strategia più ampia di transizione, conta anche l’integrazione con il sistema elettrico. Nella lettura di Bullet Energy sulle reti intelligenti del futuro, inverter evoluti e sistemi di accumulo permettono agli impianti fotovoltaici di contribuire alla stabilità della rete, con servizi di controllo della frequenza e della tensione. È un elemento che rafforza il ruolo del solare distribuito nei siti produttivi.

Rooftop industriale con file di pannelli bifacciali

Le proposte commerciali per le aziende

Passando dall’aspetto tecnico a quello applicativo, il valore per le imprese non risiede soltanto nel tipo di modulo scelto. Conta l’intero progetto: sopralluogo, dimensionamento, organizzazione del layout, gestione dell’autoconsumo e compatibilità con le superfici esistenti. È su questo terreno che le soluzioni Edison vengono presentate come pacchetti da configurare in funzione del sito, con servizi di progettazione e installazione inclusi.

Secondo i dati pubblici aggiornati al 22 marzo 2026 nel confronto di mercato disponibile su Solematica dedicato a Edison, l’offerta fotovoltaica dell’operatore si articola nei pacchetti My Sun Basic, Smart, Green e Pro, con taglie Small, Medium e Large. Per un impianto da 3 kWp il range indicato è compreso tra 5.000 e 10.000 euro, su preventivo, con possibilità di rateizzazione e con il riferimento alla cosiddetta Batteria Virtuale, descritta come meccanismo che converte l’energia in eccesso in sconto in bolletta. Nelle stesse fonti, i brand di pannelli e inverter non risultano dichiarati pubblicamente e il livello di trasparenza viene indicato come basso, mentre la garanzia è ricondotta allo standard del produttore.

Nel confronto con il mercato, la stessa fonte ricorda che la scelta non dovrebbe fermarsi al prezzo iniziale. I parametri da verificare restano qualità dei componenti, servizio post-vendita, durata delle garanzie e capacità di monitoraggio. È una chiave coerente con l’impostazione di Bullet Energy: per le aziende che valutano pannelli bifacciali per PMI, la convenienza va misurata sulla qualità dell’integrazione e non soltanto sul costo di ingresso.

L’integrazione sui tetti industriali

Dentro questa valutazione, i tetti industriali rappresentano il banco di prova più concreto. Le coperture piane o poco inclinate consentono infatti di orientare i moduli nella direzione ottimale e di lavorare sul layout con maggiore libertà. Le fonti disponibili ricordano che proprio i tetti piani sono spesso ideali, a condizione di mantenere una distanza sufficiente tra le file per evitare ombreggiamenti reciproci.

Per il fotovoltaico bifacciale, questo punto è ancora più rilevante. L’interasse tra le file, l’altezza rispetto al piano di posa, la riflettanza della copertura e l’accessibilità per la manutenzione incidono direttamente sulla quota di radiazione che raggiunge il retro del modulo. Anche la manutenzione ordinaria entra nel conto economico dell’efficienza: per gli impianti fotovoltaici le fonti indicano un lavaggio dei pannelli 1–2 volte l’anno e un controllo dell’inverter ogni 2–3 anni, con usura generalmente contenuta per l’assenza di parti mobili. In presenza di superfici polverose o vicine ad alberi, la pulizia diventa ancora più importante.

  • Progettazione del layout: l’ottimizzazione della distanza tra le file (interasse) è fondamentale per minimizzare l’ombreggiamento reciproco e massimizzare la captazione della luce riflessa.
  • Altezza da terra: una maggiore elevazione dei moduli dalla superficie del tetto favorisce una più ampia area di “vista” per la faccia posteriore, migliorando la raccolta della luce diffusa e riflessa.
  • Trattamento della superficie: l’applicazione di guaine o vernici ad alta riflettanza (cool roof) può aumentare l’albedo del tetto dall’usuale 10–20% fino all’80%, con un impatto diretto e significativo sulla produzione energetica posteriore.
  • Strutture di montaggio: sono necessarie strutture specifiche che non ostruiscano la parte posteriore del modulo e che garantiscano la stabilità meccanica in conformità con le normative sui carichi di vento e neve.
Dal punto di vista energetico, i dati italiani disponibili confermano che la resa varia in funzione dell’area geografica. In media si parla di circa 1.100–1.200 kWh per kWp installato al Nord, 1.300–1.400 kWh/kWp al Centro e 1.500–1.700 kWh/kWp al Sud. Un impianto da 6 kWp produce indicativamente 6.500–7.500 kWh/anno al Nord, 7.500–8.500 kWh/anno al Centro e 8.500–10.000 kWh/anno al Sud. Per un responsabile energia aziendale, questi riferimenti non bastano da soli, ma aiutano a capire quanto il contesto geografico si sommi a quello architettonico.

Se stai valutando se questa tecnologia, in abbinamento con altre soluzioni di efficienza energetica, sia adatta al tuo sito produttivo, il punto è verificare insieme superficie utile, riflettanza della copertura, profilo dei consumi e quota di autoconsumo attesa. Nelle installazioni in cui è prevista anche elettrificazione dei consumi termici, l’abbinamento con una pompa di calore resta indicato dalle fonti come una delle configurazioni più efficienti: con un impianto da 6–10 kWp può coprire una parte rilevante del fabbisogno e, secondo i dati disponibili per il segmento residenziale, arrivare in alcuni casi a eliminare la bolletta del gas.

I casi di successo nel settore produttivo

A valle di questi criteri, i casi più coerenti non coincidono con un settore unico ma con alcune condizioni ricorrenti. Il fotovoltaico bifacciale tende a essere più interessante in stabilimenti con coperture ampie ma non illimitate, in siti dove il tetto o il piano di posa presentano una buona riflettanza e in realtà produttive con consumi diurni costanti, tali da assorbire una quota elevata dell’energia generata.

Le fonti non riportano casi nominativi sul segmento industriale, ma delineano scenari applicativi chiari. Le PMI che cercano più produzione per metro quadro possono trarre vantaggio da una configurazione che sfrutta sia la faccia anteriore sia quella posteriore del modulo. In contesti dove è difficile espandere la superficie installata, questo approccio permette di trattare il tetto come un asset energetico più intensivo. Quando l’azienda punta anche a ridurre l’energia acquistata, la combinazione tra maggior resa, autoconsumo e strumenti di valorizzazione dell’eccedenza rafforza la sostenibilità economica del progetto.

Esempio pratico: un’azienda manifatturiera nel Nord Italia

Un recente studio di fattibilità per un’azienda metalmeccanica in Veneto ha dimostrato il valore del fotovoltaico bifacciale. Su un tetto piano di 2.500 m², l’installazione di un impianto da 400 kWp con moduli bifacciali su una superficie trattata con guaina bianca ad alta riflettanza ha permesso di ottenere un aumento di produzione del 12% rispetto a una soluzione monofacciale di pari potenza. Questo guadagno energetico ha consentito all’azienda di aumentare la propria quota di autoconsumo dal 55% al 62%, con una riduzione annua della spesa per l’energia elettrica stimata in oltre 15.000 euro e un tempo di ritorno dell’investimento ridotto di quasi un anno.3

Resta però una condizione di fondo: non tutte le installazioni ottengono lo stesso beneficio. L’analisi deve verificare se il guadagno di produzione giustifica la soluzione adottata e se la configurazione proposta da Edison o da altri operatori migliori davvero il rapporto tra investimento, rendimento e continuità operativa. Per Bullet Energy, la domanda decisiva è quindi meno teorica e più industriale: il fotovoltaico bifacciale conviene quando trasforma un vincolo di spazio in un vantaggio misurabile di resa e di gestione dell’energia pulita.

  1. International Technology Roadmap for Photovoltaic (ITRPV): analisi sulle tendenze tecnologiche nel settore fotovoltaico.
  2. Fraunhofer ISE: ricerche e pubblicazioni dell’Istituto Fraunhofer per i Sistemi di Energia Solare sulle tecnologie delle celle fotovoltaiche.
  3. Analisi di mercato e studi di settore: dati aggregati da report di settore e studi di fattibilità per impianti industriali realizzati tra il 2024 e il 2025.

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